Un bambino che russa ogni notte non è un bambino che dorme profondamente. Il russamento abituale, soprattutto se accompagnato da pause respiratorie, è uno dei segnali che lo studio odontoiatrico è nella posizione ideale per intercettare.

Intercettare e diagnosticare, però, non sono la stessa cosa, e vale la pena tenerle distinte fin dall’inizio: è il filo che attraversa tutto questo articolo. Riconoscere un segno e annotarlo è il contributo dello studio; l’etichetta diagnostica arriva dopo, e da un altro professionista.

1. Perché proprio l’odontoiatra

L’odontoiatra vede il bambino più spesso del pediatra, a intervalli regolari, e ne osserva il distretto oro-facciale da vicino e ripetutamente nel tempo. È una posizione di osservazione che pochi altri professionisti hanno con la stessa frequenza.

È anche una posizione riconosciuta. L’American Academy of Pediatric Dentistry, nella sua policy sull’apnea ostruttiva del sonno, incoraggia i professionisti sanitari ad effettuare regolarmente uno screening del rischio nei propri pazienti e a facilitare l’invio medico quando indicato.1

Il fenomeno non è marginale. Le linee guida ministeriali italiane del 2016 sul russamento e l’OSAS in età evolutiva riportano una prevalenza di russatori abituali tra il 3% e il 21% dei bambini, e di disordini respiratori del sonno tra l’1% e il 6% in età scolare.2 Sono numeri che qualunque studio pediatrico incontra, che li registri o no.

2. Cosa si può osservare

I segni utili si raccolgono su due assi.

Di giorno, in poltrona o dall’anamnesi: bocca aperta a riposo, voce nasale, rinite cronica, sonnolenza o irritabilità, cefalea mattutina, scarsa concentrazione, in alcuni casi un rallentamento della crescita.
Di notte, riferiti dai genitori: russamento con pause, sonno agitato, sudorazione, enuresi, bruxismo notturno. Sono i segni che la letteratura sul disturbo respiratorio del sonno pediatrico associa più spesso al quadro.

Nessuno di questi segni, isolato, dimostra un disturbo respiratorio del sonno. Insieme, orientano il sospetto e giustificano un approfondimento. La domanda più utile da rivolgere ai genitori è anche la più semplice: come dorme il bambino? E, di rimando, com’è nel tardo pomeriggio — perché un sonno non ristoratore si legge spesso più nell’irritabilità serale che nel racconto della notte.

3. Gli strumenti, e i loro limiti

Le linee guida ministeriali del 2016 collocano il questionario validato somministrato ai genitori all’inizio del percorso diagnostico: prima il questionario, poi l’esame clinico, poi la conferma strumentale.3 Il questionario è uno strumento di screening da proporre e condividere con i genitori, utile a raccogliere in modo ordinato segni e sintomi diurni e notturni.

Ma le stesse linee guida sono esplicite su un punto: la sola valutazione clinica non è sufficiente per la diagnosi. Il questionario, e l’esame clinico che lo accompagna, servono ad annotare e strutturare un sospetto, non a confermarlo. Il questionario struttura la raccolta, non chiude la valutazione.

La conferma, in ambito medico, resta la polisonnografia. Vale la pena sapere quali soglie usa chi la esegue, non per applicarle — non è compito dello studio — ma per capire perché un’apnea pediatrica non si valuti con i parametri dell’adulto: il criterio ministeriale pone la diagnosi in presenza di un indice di apnea-ipopnea superiore a 1, con una saturazione minima di ossigeno non inferiore al 92%, in un quadro di russamento abituale e sintomi diurni.4 Sono valori molto più stringenti di quelli dell’adulto, ed è la ragione per cui il sospetto va sempre indirizzato a chi sa leggerli.

4. A chi inviare

Su chi debba farsi carico del passaggio successivo, le linee guida ministeriali del 2016 sono precise: l’approccio all’OSAS pediatrica è multidisciplinare, e assegnano al pediatra il ruolo di coordinatore del percorso, con il compito di indirizzare il bambino verso gli accertamenti e gli specialisti appropriati. L’ipertrofia adenotonsillare, frequente in età prescolare e scolare, rientra in questo percorso specialistico.

Le stesse linee guida descrivono l’odontoiatra come una “sentinella” del disturbo — la figura che, per la frequenza con cui vede il bambino, è spesso la prima a coglierne i segni — e indicano che il sospetto di rischio comporta l’invio al medico esperto del sonno per la polisonnografia. È una divisione di ruoli disegnata dalle linee guida stesse: l’odontoiatra intercetta e segnala, il coordinamento diagnostico è del pediatra e del medico del sonno. L’odontoiatra che interviene sulla componente funzionale e scheletrica lavora al meglio all’interno di questo percorso condiviso.

5. Dove si colloca il lavoro sulla funzione

Chiarito il confine, resta uno spazio d’azione reale — ed è quello che compete davvero all’odontoiatra.

Una respirazione prevalentemente orale è insieme un segno da annotare e una funzione da correggere. Riportare il bambino a una respirazione nasale è un obiettivo clinico legittimo e documentabile, ed è terreno del percorso miofunzionale, descritto per la pratica di studio nella pagina dedicata a odontoiatri e pedodontisti.

Correggere la funzione respiratoria è cosa diversa dal trattare il disturbo respiratorio del sonno, e conviene comunicarlo alla famiglia in questi termini. Distinguere il contributo dello studio dal percorso medico che lo affianca è, in fondo, ciò che rende credibile tutto il resto.

6. Le domande che vale la pena farsi

Negli ultimi bambini con respirazione orale visti in studio, quante volte è stato chiesto ai genitori come dorme il bambino, e non solo come respira di giorno?

Quando è emerso un russamento abituale con pause, è stato annotato in cartella con uno strumento strutturato, o è rimasto un’impressione?

E davanti a un sospetto, si è inviato allo specialista — o si è aspettato il controllo successivo?

1 American Academy of Pediatric Dentistry. Policy on Obstructive Sleep Apnea (OSA). The Reference Manual of Pediatric Dentistry. (aapd.org)

2 Società Italiana di Pediatria. Russamento e apnee notturne: ecco le linee guida nazionali. 15 marzo 2016. (sip.it)

3, 4 Linee guida nazionali per la prevenzione ed il trattamento odontoiatrico del russamento e della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno in età evolutiva. Ministero della Salute, Allegato al parere del Consiglio Superiore di Sanità – Sezione III, 15 marzo 2016. (salute.gov.it (PDF))

Come i dispositivi miofunzionali intervengono sulla respirazione orale

La respirazione orale è, prima di ogni disturbo del sonno, un’abitudine funzionale da correggere: riportare il bambino a una respirazione nasale è un obiettivo alla portata dello studio. Se vuoi vedere come i dispositivi miofunzionali intervengono su questo — e su altri quadri come il bruxismo — richiedi una consulenza gratuita, in formato di gruppo o individuale, con uno specialista di prodotto.

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Domande Frequenti

Quali sono i sintomi delle apnee notturne nei bambini?

Il segnale d'allarme principale è il russamento abituale accompagnato da pause respiratorie. Vanno indagati anche sonno agitato, sudorazione, enuresi e bruxismo notturno; di giorno, sonnolenza o irritabilità, cefalea mattutina, scarsa concentrazione, bocca aperta a riposo. Nessuno di questi segni, da solo, è diagnostico: insieme orientano il sospetto. La conferma passa da una valutazione medica e, dove indicato, dalla polisonnografia.

Qual è il ruolo dell'odontoiatra nell'apnea del sonno del bambino?

Le linee guida ministeriali del 2016 descrivono l'odontoiatra come una "sentinella" del disturbo: per la frequenza con cui vede il bambino, è spesso il primo a coglierne i segni e ad attivare l'invio. Le stesse linee guida assegnano al pediatra il ruolo di coordinatore del percorso diagnostico e indicano nel medico esperto del sonno la figura che esegue la polisonnografia. Lo studio odontoiatrico si colloca così all'inizio del percorso — riconoscimento e segnalazione — mentre la conferma diagnostica appartiene all'ambito medico.