C’è un esito che chiunque si occupi di terapia miofunzionale ha visto almeno una volta: l’intervento è stato eseguito correttamente — frenulectomia tradizionale o frenulectomia laser, poco cambia — la ferita è guarita, il range di movimento è misurabilmente aumentato, e la lingua continua a stare esattamente dove stava prima.
Non è un fallimento chirurgico. È la conseguenza prevedibile di un modello incompleto. Il frenulo linguale corto viene trattato come un problema anatomico, e quindi risolto con un atto anatomico. Ma il vincolo anatomico è solo una parte del quadro: l’altra è il pattern motorio che si è costruito attorno a quel vincolo, spesso per anni, e che non ha alcun motivo di cambiare solo perché il vincolo è stato rimosso.
Il chirurgo restituisce il movimento. La funzione va restituita da qualcun altro — a patto che sia stato pianificato che qualcuno lo faccia.
1. Prima del bisturi: selezionare il caso
Non tutti i frenuli che sembrano corti lo sono.
Il Prof. Luca Levrini (Università dell’Insubria) è netto sul criterio:
“L’anchiloglossia vera si vede; quella dubbia spesso non lo è.”
I segni indicati come reali sono osservabili, non interpretativi:
- Fossetta della lingua nel pianto (nel bambino piccolo);
- diastema tra gli incisivi inferiori;
- palatinizzazione degli incisivi superiori;
- difficoltà a leccare;
- difetti di pronuncia.
Se questi segni non ci sono, il dubbio anatomico da solo non è un’indicazione. E vale la pena tenere presente una distinzione parallela: la macroglossia può essere vera, in quadri sindromici, oppure relativa — una lingua di dimensioni normali in un contenitore troppo piccolo. Nel secondo caso il problema non è la lingua: è il palato. Operare in quel contesto significa intervenire sul bersaglio sbagliato.
Il criterio che il Dott. Vincenzo Giorgino, speaker internazionale MRC, applica nella propria pratica è funzionale, non morfologico: si eliminano i frenuli che impediscono i movimenti della lingua e delle labbra. Non quelli che appaiono corti, ma quelli che bloccano.
2. La sequenza: prima la funzione, poi l’intervento
È l’indicazione più controintuitiva ma è la più utile: l’intervento va collocato dopo l’avvio del trattamento miofunzionale, non prima.
La logica è semplice. Se la lingua non ha ancora imparato dove deve stare, e non ha ancora un posto dove stare — perché il palato è stretto e la respirazione è orale — restituirle mobilità non produce nulla. Le si è data una libertà che non sa usare.
C’è poi un corollario tecnico che a volte si trascura. Una volta ripristinata la respirazione ed eliminati i frenuli, se sul palato manca lo spazio per la lingua si pone il problema dell’espansione. Ma gli espansori che occupano il palato costringono a interrompere la rieducazione linguale proprio nel momento in cui servirebbe di più — e nei pazienti che non sono stati prima abituati al dispositivo, in particolare i respiratori orali, questo espone a recidiva. È il motivo per cui si preferiscono ausiliari che lasciano libero il palato.
La sequenza che ne deriva è in ordine:
3. Il post-operatorio: dalla ferita alla funzione
Il punto centrale lo formula il Dott. Giorgino:
Tagliare il frenulo non basta: serve riabilitare gli engrammi perché la lingua impari la corretta posizione di riposo.
Un engramma motorio non si modifica per decreto. Si modifica per ripetizione, in sequenza, con un carico adeguato. Ed è qui che una distinzione, spesso trascurata, diventa operativa:
- Ginnastica — esercizi che aumentano o riducono il tono muscolare. Il clinico può somministrarli da sé.
- Rieducazione neuromuscolare — esercizi in sequenza definita e non modificabile, il cui scopo è cambiare il pattern neuromuscolare di una funzione. Qui interviene il logopedista.
Il post-frenulectomia cade in pieno nella seconda categoria. Non è un problema di forza: è un problema di programma motorio.
I dispositivi ad azione attiva
Nella gamma MRC la parte attiva è la linea MyoTALEA, e la differenza rispetto ai dispositivi miofunzionali passivi è sostanziale. Myobrace e MyOSA lavorano in modo passivo — di notte più una o due ore di giorno. MyoTALEA lavora in modo attivo: esercizi diurni, due volte al giorno, che amplificano il risultato del percorso.
Il timing è preciso: MyoTALEA prima e dopo l’intervento. Prima, per preparare la muscolatura e per verificare quanto del deficit di movimento sia effettivamente vincolo anatomico e quanto sia deficit funzionale. Dopo, per costruire il nuovo pattern sul range appena guadagnato.
Per esplorare la gamma dei dispositivi o richiedere una consulenza gratuita visita la pagina dedicata a odontoiatri e pedodontisti.
4. Chi fa cosa
È il punto in cui la maggior parte dei percorsi si perde — non per incompetenza, ma perché nessuno ha definito i passaggi di consegna.
Questi tre momenti non sono tre percorsi paralleli: sono tre fasi di un unico piano di cura, e la loro tenuta dipende da quanto le figure coinvolte si parlano. Un intervento eseguito senza che nessuno abbia programmato la fase successiva, o una riabilitazione avviata senza sapere in che punto del percorso miofunzionale si trovi il paziente, producono lo stesso risultato: un range di movimento recuperato e una funzione invariata. La collaborazione, qui, non è un valore aggiunto — è la condizione perché il caso riesca.
I dispositivi miofunzionali per la terapia logopedica della linea MyoTALEA sono lo strumento con cui il logopedista somministra il carico, prima e dopo l’intervento.
5. Le domande che vale la pena farsi
Quanti dei pazienti operati di frenulectomia, rivisti a mesi di distanza, hanno ancora la lingua sul pavimento orale?
Quante volte l’indicazione all’intervento è arrivata prima che qualcuno avesse valutato la respirazione e lo spazio disponibile sul palato?
E nei casi in cura in questo momento: chi si occupa di ciò che viene dopo l’intervento, con quale sequenza, e a partire da quale punto del percorso funzionale?
Come si costruisce la fase funzionale attorno all’intervento
Se la risposta a queste domande non è ancora strutturata, il punto di partenza è capire come si inserisce la terapia miofunzionale nel percorso del paziente. Richiedi una consulenza gratuita, in formato di gruppo o individuale, con uno specialista di prodotto.
Richiedi la consulenza gratuita sul miofunzionaleDomande Frequenti
Quando intervenire sul frenulo linguale corto?
Quando il frenulo impedisce realmente i movimenti della lingua, e quando ci sono segni oggettivi di anchiloglossia — fossetta della lingua nel pianto, diastema tra gli incisivi inferiori, palatinizzazione degli incisivi superiori, difficoltà a leccare, difetti di pronuncia. Un frenulo che appare corto ma non limita la funzione non è di per sé un'indicazione. Sul piano della sequenza, l'orientamento è di intervenire a percorso miofunzionale già avviato. La scelta della tecnica — frenulectomia tradizionale o frenulectomia laser — spetta a chi esegue l'intervento sulla base del quadro anatomico, e non è la variabile che determina l'esito funzionale.
Quali esercizi fare dopo il taglio del frenulo linguale?
La fase post-operatoria non è ginnastica generica: è rieducazione neuromuscolare, cioè una sequenza definita e non modificabile finalizzata a cambiare il pattern motorio della lingua. Va impostata dal logopedista. I dispositivi ad azione attiva della linea MyoTALEA — il TLJ in particolare — sono lo strumento con cui si somministra il carico, prima e dopo l'intervento.