È la domanda che il genitore fa più spesso, di solito alla fine della visita, con un tono a metà tra il senso di colpa e la richiesta di assoluzione: quando devo toglierglielo? E la risposta standard — “prima possibile” — è imprecisa in tre modi diversi. Sbaglia il tempo, ignora cosa il succhietto stia facendo per quel bambino, e propone il gesto sbagliato.

1. Non è un succhiamento non nutritivo

In letteratura il succhietto viene classificato come non nutritive sucking — succhiamento che non nutre. È una definizione utile sul piano descrittivo, ma coglie solo una parte di ciò che accade: il succhietto nutre, in un altro senso — quello emotivo.

Il concetto di riferimento è quello di oggetto transizionale, descritto dal pediatra e psicoanalista britannico Donald Winnicott: un oggetto familiare e inanimato che allontana ansia e stress e accompagna il bambino, intorno ai sei-dodici mesi, nel passaggio in cui comincia a riconoscersi come “altro” dalla madre. Non un sostituto della madre, ma il primo oggetto che il bambino sceglie e possiede, e che gli permette di tollerarne l’assenza.

Ne discende una conseguenza pratica. Se il succhietto assolve una funzione emotiva, toglierlo senza sostituire nulla significa rimuovere un supporto che sta lavorando: la difficoltà che il bambino, e il genitore, incontrano nel farlo non è mancanza di volontà — è la reazione prevedibile a quella rimozione.

2. Cosa fa bene

Il succhietto ha benefici documentati:

Supporto emotivo, come discusso sopra.
Riduzione del rischio di SIDS. L’uso del succhietto durante il sonno rientra tra le misure raccomandate dall’American Academy of Pediatrics per ridurre il rischio di morte in culla nel primo anno di vita.1
Beneficio nei nati pretermine.
Beneficio respiratorio: il succhietto porta avanti la mandibola, e una mandibola avanzata libera le vie aeree.

L’ultimo punto è quello che si scontra con l’inquadramento corrente: nel bambino piccolo, il succhietto lavora in una direzione che al miofunzionale interessa.

3. Cosa fa male, e quando

Il problema non è che il succhietto esista. È per quanto, e con che forma.

Le malocclusioni correlate all’uso protratto sono note: morso aperto anteriore oltre i 24-36 mesi, e crossbite o inversione laterale, con la lingua che resta bassa.

E ci sono controindicazioni d’uso che non riguardano l’occlusione:

  • Non usarlo per pacificare ogni pianto — diventa la risposta automatica a qualsiasi disagio.
  • Attendere che l’allattamento naturale sia avviato prima di introdurlo.
  • Mai miele o sostanze dolci sul succhietto.
  • Non usarlo durante le otiti medie.

4. I tempi

Il riferimento clinico condiviso è semplice, e conviene darlo al genitore in questa forma:

Fino a 12 mesi: uso libero.
Dai 12 ai 24 mesi: riduzione progressiva.
Entro i 3 anni: rimozione completa.

Tre soglie, non una. È la differenza tra dare un’indicazione praticabile e dare un divieto.

5. La geometria conta

Non tutti i succhietti fanno la stessa cosa. Uno dritto schiaccia la lingua. Uno anatomico-funzionale si adatta a lingua e palato, e li stimola.

Il che significa che nella finestra in cui l’uso è libero — e persino utile — esiste una scelta che il clinico può orientare.

6. Un passo oltre il succhietto: il dispositivo che allena la funzione

Se il succhietto anatomico-funzionale, nella sua finestra, stimola lingua e palato invece di comprimerli, il passo successivo è un dispositivo pensato non solo per accompagnare, ma per allenare la funzione mentre il bambino cresce.

È la logica di MyoChew, un dispositivo della gamma Myobrace per la fase di sviluppo della dentizione primaria. Non è un sostituto emotivo del succhietto: è uno strumento che, nel gioco della masticazione, lavora sulle stesse funzioni che l’uso protratto del ciuccio rischia invece di deviare — respirazione, lingua, muscoli masticatori.

Le sue componenti dicono con chiarezza a cosa serve:

Base a doppia arcata, che stimola la respirazione nasale.
Bottone linguale, che rinforza la lingua e ne guida la posizione.
Base con molla ad aria, che favorisce lo sviluppo mascellare.
Setole, che massaggiano le gengive alleviando il fastidio dei denti che erompono e aiutano l’igiene orale.

L’uso è semplice e sostenibile per un bambino piccolo: due volte al giorno per dieci-quindici minuti, con una durata media del percorso intorno ai tre mesi. Il dispositivo, qui, non è il fine: è il veicolo con cui si accompagna la funzione nella direzione giusta, nella fase in cui il sistema è più plastico.

7. Il principio: agire sulla causa, non reprimere il sintomo

Nella classificazione delle cause delle malocclusioni, l’uso protratto del succhietto rientra tra le abitudini disfunzionali, non tra le disfunzioni. La distinzione è netta: le disfunzioni sono funzioni che si svolgono in modo scorretto — masticare, deglutire, respirare — e si rieducano con la terapia miofunzionale. Le abitudini disfunzionali sono comportamenti acquisiti, e i comportamenti si modificano con un approccio comportamentale, che agisce sulla causa.

Ne discende che i deterrenti non sono una strategia. Griglie, bende, sostanze amare agiscono sul sintomo: tolgono il gesto e lasciano intatto il bisogno che lo sostiene, che riemerge da un’altra parte.

(Il succhiamento del pollice ha una componente emotiva più marcata e richiede considerazioni di natura diversa: abbiamo preferito non affrontarlo in questo articolo, dove il tema è il succhietto.)

8. Le domande che vale la pena farsi

All’ultimo genitore che ha chiesto quando togliere il ciuccio, è stata data un’età o sono state date tre soglie?

Davanti a un bambino di diciotto mesi con il succhietto, quante volte viene fatta la domanda che a quell’età conta — che forma ha? — invece di quella che conterà solo più avanti, quando sarà il momento di rimuoverlo?

E quanti morsi aperti anteriori diagnosticati in dentizione decidua sarebbero stati intercettabili prima, se la conversazione sul succhietto fosse arrivata a dodici mesi anziché a quattro anni?

1 Moon RY, Carlin RF, Hand I; Task Force on Sudden Infant Death Syndrome. Evidence Base for 2022 Updated Recommendations for a Safe Infant Sleeping Environment to Reduce the Risk of Sleep-Related Infant Deaths. Pediatrics. 2022;150(1):e2022057991.

Come si struttura l’intercettazione nelle fasce d’età più piccole

Se la disassuefazione è oggi una conversazione che si improvvisa a fine visita, il punto di partenza è capire come si struttura un percorso intercettivo nelle fasce d’età più piccole. Richiedi una consulenza gratuita, in formato di gruppo o individuale, con uno specialista di prodotto.

Richiedi la consulenza gratuita sul miofunzionale